La buona voce

Ognuno di noi ha "la sua voce".
Essa è il risultato dell'armonizzarsi delle caratteristiche anatomiche dell'apparato vocale con le consuetudini fonatorie. La conformazione della laringe, del vocal tract, la capacità polmonare sono simili in tutti gli individui, ciò che cambia è l'utilizzo che se na fa, la modalità, tutta personale, di atteggiarsi vocalmente e di fare di tale atteggiamento un habitus vocale. Questo ben sanno gli imitatori che, udita una voce, sono in grado ri riprodurla, non certo appropriandosi delle caratteristiche anatomiche ma della modalità fonatoria dei loro modelli.

Possiamo intendere la voce come l'espressione più intima di noi, il veicolo per i nostri pensieri e le nostre emozioni.


Una buona voce non assomiglia a uno strumento (con il quale agire sul mondo), non è un modo per farci valere e conquistarci un posto al sole, non è un arma per obbligare gli altri a produrre comportamenti. La voce è piuttosto il testimone affidabile di ciò che siamo. La voce è il nostro profumo, essa emana da noi, raccontando di noi, traducendo (nel senso vero del termine: conducendo attraverso) la nostra umanità in suoni e parole.

Perchè la voce sia buona occorre che il mantice funzioni. Esso è il garante dell'energia della voce. Nella cultura sanscrita l'aria che inspiriamo è quella parte dell'energia universale (Prana) che permea il mondo e che, introdotta nelle nostre vie aeree, ci consente di rimanere in vita. Essa è soffio vitale. Nella cultura ebraica l'aria espirata (rhuah) è espressione della nostra anima, è la testimonianza che diamo al mondo di esservi presenti, e vivi, e pensanti.

Poichè però l'energia che circola in noi si trasformi in suono, occorre che, sulla via del ritorno, essa venga posta in vibrazione, prima di venire restituita al mondo. E' questa la funzione della laringe, l'organo vibrante, l'importante regolatore di flusso e, nello stesso tempo, il generatore, ad opera delle corde vocali, del segnale glottico.

La nostra voce è testimonianza e, in questo senso, diretta al mondo e agli altri uomini. Non basta che il suono prodotto nello scrigno laringeo prenda la via per raggiungere l'esterno, occorre che nel proprio viaggio esso venga amplificato, trasformato nei mille colori della voce di ciascuno. E' questa la funzione del vocal tract.

Infine, affinchè il pensiero si trasformi in linguaggio, le labbra vanno dischiuse, la lingua obbligata a danzare nella bocca, il velo palatino mobilizzato,  la voce si unisca alle consonanti e le parole si formino, prendano vita e divengano azioni.

Per saperne di più: Silvia Magnani, Vivere di voce, Franco Angeli Editore, Milano, 2010

Le immagini presenti nei link della pagina sono di Benedetta Frezzotti - studioplatypus

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